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Quando scoprirai di avere i superpoteri

Quando scoprirai di avere i superpoteri

Adoro i supereroi. Il problema dei supereroi però è che nascono dai fumetti, e i fumetti vengono letti da esseri umani in miniatura che tendenzialmente non possiedono sufficienti scorte di danaro per collezionarli. In tutti questi anni poi, ne sono usciti così tanti che per leggerli mi ci vorrebbero due vite di tempo e di soldi.
Per questo motivo, un giorno mio nonno mi fece uno dei più bei regali che io avessi mai ricevuto. Lui non era in miniatura, ma la sfortuna ha voluto che non fosse particolarmente abbiente e quindi nemmeno ui poteva soddisfare le mie frivolezze da nanetto. Un giorno però prese uno dei tanti fogli che teneva impilati su una sedia in cucina, ritagliò tanti bigliettini quadrati, e in ognuno ci scrisse sopra un super potere. Velocità supersonica, Superforza, Vista raggi X, Creare aziende, Avvelenare le cose, Lanciare miccette infinite e tanti altri stranissimi. Non dovendosi preoccupare di far crescere soldi, mio nonno mi diceva che aveva tempo per fecondare l’immaginazione.
Li mise dentro un vasetto di yogurt bianco, di quelli da mezzo chilo di plastica. Lo agitò per bene e me lo diede.
«Qua dentro ci sono tutti i tipi di superpoteri che tu possa immaginare.» disse. «Ma ci sono delle regole. La prima è che potrai pescare solo un potere al giorno, e il suo effetto durerà fino a mezzanotte. La seconda è che se il potere pescato non ti piace, potrai cambiarlo pagandone come prezzo un anno della tua vita.»
Io ero felicissimo di avere tra le mani un vasetto pieno zeppo di poteri, ma non ero più un bambino tanto credulone, sapevo che si trattava solo di un gioco e, non vi nego un poco angosciato per quell’avvertimento, lo incalzai. «Grazie nonno, ma trovo molto improbabile che la cosa sia vera. Se io adesso li pescassi tutti in una volta morirei istantaneamente?»
Mio nonno non rispose, mi guardò sorridendo criptico e mi piazzò una mano incallita sopra la testa, «Quando si è giovani le cose improbabili accadono più spesso, non te lo dimenticare.»

Così da piccolo portavo il vasetto sempre con me, e insieme ai miei amici ci divertivamo a giocare ai super eroi. Poi crebbi. Da adolescente lo portavo alle prime feste cui partecipavo e mi divertivo a intrattenere i ragazzi facendogli pescare i bigliettini. Tutti quanti si divertivano perché poi stavamo a disquisire sui vari utilizzi che ne avremmo fatto e a come trarre il massimo vantaggio nella vita quotidiana. Come utilizzereste voi, ad esempio, i poteri di cupido? Avreste un arco per andare a caccia; senza dimenticarvi che potreste volare, finendo così tra le mani di fantascienziati inclini a studiare strani fenomeni come un ragazzo intento a librarsi nel cielo. Oppure, più semplicemente potreste aprire un’agenzia di incontri.
Va detto inoltre, che il vasetto non era affatto noioso. Ho già accennato che al suo interno non c’erano troppi superpoteri scontanti e banali, come diventare invisibili o rigenerarsi. Vi erano cose più particolari, tipo: energia infinita, comprare tutto al 50% di sconto, essere laureato in tutto, rimuovere l’attrito, i poteri del papa e cose del genere. E stranamente, era molto raro pescare lo stesso potere due volte o nell’arco di poco tempo. Era come se i bigliettini mutassero di volontà propria.
Ma il tempo passava. Io crescevo, le feste diminuivano e mio nonno ci lasciò. I miei amici li vedevo meno e il vasetto rimaneva più spesso a casa.
Quando diventai più grande me ne dimenticai. Trovai un lavoro, una ragazza stabile, iniziai a dare dei soldi in casa a mia madre che aspettava solo la pensione e l’aiutavo a pagare le bollette. Avevo i soldi per poter iniziare a pensare di seguire una serie di fumetti, ma non avevo il tempo e la testa per impegnarmici.
Un giorno io e la mia ragazza decidemmo di andare a vivere insieme. Non lo avevamo programmato ma lei rimase incinta e noi eravamo giovani con tutta la vita davanti. Felici.
Ci fu il matrimonio, un mutuo.
Mentre svuotavo il garage per il trasloco ritrovai il vasetto dei poteri. Era ingiallito e i bigliettini consumati dal tempo. Non appena lo vidi un’ondata di calore mi pervase il petto e mi mancò il fiato. Sudai come se stessi svuotando un solaio pieno zeppo in estate. Era febbraio.
Aprii il vasetto ed estrassi un potere. D’istinto presi il cellulare e pensai di mandare un messaggio ai vecchi amici per annunciarne la grande riscoperta. Per ridere insieme della spensieratezza che si aveva all’epoca, ma ci ripensai. Decisi di leggere prima il biglietto. Avrei sempre potuto mandare una foto sul gruppo whatsapp.
Pescai scomporsi in goleador ridendo di gusto all’idea. Non ricordavo ci fosse quel potere. Stavo per scattare la foto quando una rivelazione mi balzò addosso come un gatto a cui hanno pestato la coda. Mi venne in mente che, in tutto quel tempo, non avevo mai davvero provato a usare i miei poteri. Congetturavo sui mille utilizzi che ne avrei fatto, seri o ludici che fossero, sognavo. Sognavo ma non ci credevo. Accompagnate da una lacrima mi ritornarono alla memoria le parole del nonno, che quando si è giovani le cose improbabili accadono più spesso.
La voce di mio nonno non la sentivo più da anni ormai, eppure, i suoi insegnamenti ancora albergavano nei miei ricordi. Così decisi di crederci sul serio.
Lasciai il cellulare e strinsi il vasetto. Liberai la mia parte fanciullesca, che in tutto questo tempo non si era lasciata sopraffare da quella adulta e responsabile. Quella che rende le persone noiose e piagnucolanti.
E ci riuscì.
È difficile spiegare com’è il mondo visto dalla prospettiva di centinaia di goleador sparse nel mio garage, in cui ogni pezzo è cosciente degli altri e tutte insieme formano… te stesso.
Rimasi in quella situazione così per un tempo indefinito, cercando di assimilarne l’esperienza: sentivo il cuore battere all’impazzata per l’emozione, ma non avevo un petto. Potevo elaborare dei pensieri, ma non avevo effettivamente più un cervello. Sentivo il cemento freddo della rimessa, ma non avevo un vero corpo, né una pelle.
Io ero centinaia di goleador sparse in terra.
Mi concentrai e ritornai normale.
Mi sentii sciocco, non potevo crederci, eppure l’esperienza appena subita era decisamente reale! Decisi di riprovare. All’improvviso mi sovvenne la regola di perdere un anno di vita. Se il vasetto funzionava, se le parole del nonno erano vere, allora doveva esserlo per forza anche quella regola, ma per quella volta decisi non mi importava. Dovevo avere una conferma.
Pescai conoscere tutte le lingue dell’universo. La mia mente esplose e il cervello mi sembrò espandersi all’infinito. Oltre la mia casa, la mia nazione, la terra e la stessa galassia in cui viviamo. In un attimo mi resi conto che conoscere tutte le lingue dell’universo implicava indirettamente anche sapere dell’esistenza di altre razze senzienti a noi sconosciute. Ero fuori di me. Non mandai il messaggio ai miei amici ma capii che cosa avrei dovuto fare da quel giorno in poi.
Continuai il mio lavoro – scrivere per un piccolo giornale locale – e la mia ragazza continuò il suo. Nessuno sa nulla di me, e benché prenda molto seriamente questo mio nuovo secondo lavoro, mi sono prima dovuto togliere qualche capriccio.

Mia figlia è nata, l’abbiamo chiamata Viola. Io stamattina ho pescato cambiare colore alle cose.
Non avrei dovuto espormi così tanto, è vero, il mio alter ego va tenuto celato e molti potrebbero rimanere scioccati.
Sono appoggiato al balcone e scruto la citta al tramonto come faccio tutti i giorni dopo quella volta in garage.
E Indovinate di colore è oggi il mondo intero.

super eroe
Per ringraziarvi dello sforzo nella lettura vi lascio questa bella immagine Super Trash!!

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