Le cronache di Lampor! Cornice

Le cronache di Lampor! Cornice

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Le cronache di Lampor! cornice

 

Spigola stava preparando il tabellone e posizionando i dadi. Aveva già estratto tutte le miniature dalla scatola e messo le schede personaggio nei rispettivi posti a sedere. Spigola arrivava sempre trenta minuti prima, non perché non avesse nulla da fare, ma perché giocare a Lampor! era una cosa seria; tutto doveva essere perfetto, e dieci minuti guadagnati erano dieci minuti in più di sessione, minuti che avrebbero potuto utilizzare per finire la scena e ponderare scientificamente sulle abilità da dare ai loro alter ego. Gli altri non dovevano fare altro che sedersi a giocare, e lui era felice di far trovare loro tutto pronto.
Pinolino arrivò per primo, seguito da Space, Marco e Alex; le ragazze, Elisa e Lucia arrivarono insieme per ultime.
Space prese posto a capotavola come Game Master, alzò la scheda del GM, che gli copriva interamente il volto, e dallo zaino estrasse un tomo di fogli volanti che componevano l’avventura.
«Abbassa quella scheda, Space.» disse Spigola. «Non ti si vede in faccia e mi tocca sempre parlare con un muro di cartone.»
«Non voglio che spiiate i miei tiri di dado.» rispose burbero. «Questa è la scena finale, c’è bisogno di tutto il pathos disponibile e ammissibile.» cercò tra i fogli quelli utili per l’avventura, sapeva benissimo che era un’operazione inutile, aveva perso tutti gli appunti settimane prima e le ultime sessioni di gioco se le era inventate di sana pianta, ma questo i ragazzi non lo sapevano e lui si sentiva il Master più furbo e migliore del mondo. Avrebbero dovuto dargli una coppa, con la scritta: Mr. Space, il più straordinario Game master/genio dell’anno. «Allora! Chi vuole fare il riassunto dell’ultima sessione?» chiese.
Nessuno aprì bocca, finché Spigola, dopo aver fatto scorrere lo sguardo avanti e indietro su tutti i presenti, non attaccò a raccontare. Era quasi un rituale per loro.
«Pinolino si è trasformato in un gufo e, riuscendo in un tiro di destrezza, è planato da un albero gettando il purgone per centauri nel calderone dei banditi. Dopo la prima mestolata quelli sono fuggiti in tutte le direzioni per evacuare, e noi siamo entrati nella torre. Una volta dentro, Lucia, non so come, ha ammaliato uno scheletro e ora… beh, devono sposarsi!»
«Eliminare il male di quinto livello.» intervenne la ragazza. «Grande abilità!»
«Ma tu sei il chierico!» disse Alex esplodendo in una fragorosa risata. «Dovresti far scoppiare gli scheletri, non sposarli.»
«La magia funziona in modi buffi e misteriosi a Lampor!.» disse Space mentre Lucia faceva spallucce. «Andiamo avanti.»
Spigola annuì. «Quando siamo arrivati in cima alla torre, Spadone, il cavaliere dal gran manico, si era già convertito alle forze del caos e siamo stati costretti a combatterlo. Elisa ha convinto un cinghiale da guerra evocato che non ne valeva la pena prendersi tutto quel disturbo per assecondare i voleri dei suoi padroni e lo ha convinto a farsi una nuova vita lontano da qui. Ora starà sicuramente leccando il muschio da qualche parte a nord… gustandosi tutto il sapore che può avere il muschio immagino… insieme alla gloria eterna che inevitabilmente ti concede l’ essere un cinghiale da guerra.»
«Evocato!» aggiunse Pinolino.
«Pensavo non si potesse parlare con gli animali evocati.» disse Alex alzando gli occhi da un manuale.
«Nel Background della mia druida ho inserito la specializzazione corso di comunicazione non verbale animale. Sapete, la comunicazione verbale incide solamente per il sette per cento e con gli animali non è necessaria… e poi Space me lo ha permesso.» Lucia studiava strategie di marketing al secondo anno di università. Le aveva un po’ dato alla testa.
In realtà Space, avendo l’ultima volta dimenticato il manuale a casa, come sempre, ignorava bellamente quella regola. «Le vie di !Ropmal, Signore di Lampor! sono infinite!» esclamò. «E poi, e poi? Cos’è successo?» chiese trepidante, prima che a qualcuno potessero sorgere dubbi riguardo la sua professionalità come Game Master.
«E poi niente,» continuò Spigola. «abbiamo battuto spadone e terminato l’avventura d’introduzione. Oggi dovremmo cominciare l’avventura vera e propria.»
«Ah… giusto, giusto.» disse Space nascondendo la sua delusione. Era sicurissimo dovessero ancora compiere il duello finale. Mollò un peto, più per necessita che per nascondere il rumore della carta stracciata che componeva l’ultima scena.
Buttò la pallina di carta dietro di sé e disse: «Prima di iniziare potete comprare l’equipaggiamento.» fece passare un plico di fogli spillati, in cui c’era scritto tutto l’armamentario disponibile. «Inoltre, tu Lucia sei salita di livello, puoi scegliere un famiglio.»
«Voglio un tardigravo!»
Alex esplose in un’altra risata. «Che diamine è un tardigravo!»
«È un insetto immortale capace di vivere a pressione zero, come nello spazio, e in moltissime altre condizioni estreme. Il compagno perfetto di ogni avventura!» Lucia inclinò la testa di lato, sorridendo soddisfatta, poi insieme a Elisa si strinsero le guance così forte da ammazzare ogni acaro presente sulla pelle. «Ed è pure così pacioccone!» esclamarono.
«Non puoi avere un tardigravo.» disse tranquillamente Space.
«Eddai!»
Il Game master la ignorò e passò a Pinolino. «Ecco il paragrafo che ti dicevo ieri su come funzionano i punti potere.» disse porgendogli un manuale in formato tascabile.
Pinolino fece per prenderlo quando il suo telefono squillò.
Rispose: «Pronto… sì, sto giocando…no, sto per iniziare…»
Spigola lo guardò preoccupato, quando Pinolino faceva quella faccia non era mai un buon segno.
«…no, no, va bene… d’accordo, arrivo.»
Chiuse la comunicazione. «Ragazzi, mi dispiace ma devo andare. Mio nonno è uscito un’altra volta e sta fermando la gente in piazza spacciandosi per uno del fisco.»
«Non può andarlo a prendere tua madre?» chiese Elisa.
«E fuori a cena, poverina, almeno questa volta le faccio il piacere.» si alzò dalla sedia mettendosi il giubbotto. «Scusate, voi continuate senza di me, se faccio in tempo vi chiamo, altrimenti, sarà per la prossima volta.» guardò Spigola con aria sconsolata e uscì, scendendo le scale della sede del loro club.

Le cronache di Lampor!

«Non possiamo iniziare un’avventura senza il ladro,» disse Spigola. «come facciamo a rubare i soldi ai personaggi e comprare l’equipaggiamento? A comprare da mangiare. E la corda? Come facciamo se non possiamo comprare la corda per scendere nei dungeon
«Abbiamo tutti una corda.» disse Marco.
«Non possiamo comunque iniziare senza Pino.»
«Quindi?» chiese il Game Master afflitto. «Alla prossima settimana?»
Improvvisamente saltò la luce. I ragazzi ammutolirono, ritrovandosi a fissare le loro forme indistinte nella semi oscurità della sala.
«Perfetto!» esclamò Lucia. «Non ci facciamo mancare niente.»
«Vado a controllare,» disse Spigola, Alex lo accompagnò.
Cinque minuti dopo tornarono annunciando che c’era stato un black out in tutta la zona.
«I vegliardi giù al bar dicono che non sanno quanto ci vorrà a ripristinare la luce, forse un paio d’ore.»
«Direi che oggi non è proprio serata,» disse Space, cominciando a sistemare i brogliacci dell’avventura. «possiamo anche tornare a casa.»
«No, aspettate,» disse Marco. «non possiamo giocare è vero, ma possiamo ancora fare quello per cui siamo venuti.»
«Siamo venuti per giocare.» disse Alex.
«Errato, siamo venuti per raccontarci una storia, per costruire una storia, per creare un mondo, dei personaggi, de luoghi, culti e religioni. Siamo venuti per evadere dalla realtà, ma allo stesso tempo per trasportare quella realtà nella nostra fantasia, per riconoscerci nelle proprie esperienze e in quelle altrui. Per ampliare e arricchire il nostro spazio mentale. E per divertici, sì anche per quello.»
«Cosa vuoi dire?» chiese Elisa.
«Voglio dire, che se non possiamo raccontarci questa storia tutti insieme, perché manca un pezzettino di noi, possiamo stare a sentire quella di altri, abbandonando per una sera l’arduo compito di narratore/protagonista e cullandoci nei panni dello spettatore. Possiamo raccontarci a turno la storia del nostro personaggio di Lampor! di quello che vorremmo creare, oppure un altro completamente inventato. Possiamo fare qualunque cosa. Lampor! è un mondo gigantesco in continua espansione, come un panettone che lievita dentro il forno: l’uvetta sono i personaggi e la pasta è il mondo intero.»
«E i canditi?» chiese Alex sardonico.
Marco ci pensò su: «I canditi sono le varie razze, perché sono di colore diverso.»
«Ma hai già detto che è l’uvetta ad essere i personaggi.»
«D’accordo, allora l’uvetta sono gli equipaggiamenti.»
«Naa, non mi piace, non ha senso.»
«L’uvetta può essere i personaggi del male, perché è di colore scuro.» provò Elisa.
«Perfetto! Allora i canditi sono i buoni e uvetta è il male.»
«Ma i canditi fanno schifo a tutti, mentre l’uvetta è buooonissima.» disse Lucia.
«Dannazione è vero!» esclamò Alex abbandonandosi sulla sedia.
«Non è questo l’importante!» esclamò Marco. «La mia era una similitudine accidenti! Volevo solo dire che il mondo di Lampor! è infinito e possiamo starcene qui al buio raccontarci a turno una storia diversa, secondo la nostra fantasia e le nostre esperienze.»
«Mi piace come idea.» disse Elisa. Tutti gli altri ragazzi annuirono. «Chi comincia?»
«Non avrei avuto l’idea se non avessi una storia pronta.» disse Marco con un sorrisetto. «Mettetevi comodi, le cronache di Lampor! stanno per incominciare.»

 

 

 

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